Una ricerca di LaChiave
Possiamo attraversare un luogo, vedere moltissimo, divertirci, fotografarlo e raccontarlo. Poi ripensiamo a una scena che avevamo liquidato in fretta, qualcuno ci fa una domanda, e ci accorgiamo che qualcosa ci è sfuggito. Quanto abbiamo incontrato davvero di quello che avevamo davanti?
Ce lo chiediamo anche quando il viaggio è stato bellissimo. Questa domanda accompagna LaChiave tra esperienze, curiosità e il desiderio di guardare un po’ meglio. In queste pagine partiamo anche dal Brasile, da scene vissute che continuano a farci pensare.
Viaggiare e incontrare
Possiamo attraversare mezzo mondo e restare dentro ciò che conosciamo già. Gli stessi ritmi, gli stessi riferimenti, le categorie con cui decidiamo velocemente se una cosa ci piace, ci disturba, è autentica, turistica. È il modo più naturale che abbiamo per orientarci.
Ci piace vedere posti belli, mangiare bene, ridere, stare in spiaggia. Un viaggio può essere semplicemente bellissimo e divertente, senza doverci insegnare qualcosa. A volte però succede altro. Un’abitudine ci incuriosisce, una somiglianza ci sorprende. Qualcosa continua a sembrarci assurdo, ma ci viene voglia di capire da dove arriva. Il luogo smette per un attimo di essere lo sfondo del nostro viaggio.
È lì che vediamo una soglia: ci viene voglia di restare, varcarla, fare una domanda in più e ascoltare. Cominciamo ad accorgerci di cose che ci erano sfuggite. Se conoscere significa possedere una spiegazione del luogo, probabilmente chiediamo troppo a un viaggio. Possiamo però incontrarne qualcosa, abbastanza da renderci conto che la prima spiegazione non basta.
Varcare la soglia
La prima impressione non va cancellata. Va complicata.

Prendiamo una spiaggia. In Brasile ci siamo chiesti più volte che cosa significasse per le persone intorno a noi. Boipeba, Itacaré, Salvador, Rio de Janeiro, Alter do Chão: la stessa parola contiene esperienze diversissime. Cambiano gli spazi, le abitudini, il modo di passare il tempo.
Ad Alter do Chão ci siamo trovati davanti file di sedie e tavolini di plastica direttamente dentro l’acqua. La prima fila letteralmente a mollo. Famiglie e gruppi di amici seduti lì per ore e ore, con l’immancabile JBL. A Salvador, con trentacinque gradi, teli e ombrelloni ammassati alla ricerca di un centimetro quadrato d’ombra, e nel mezzo un piccolo barbecue acceso per quattro ore. Perché il churrasco è quasi una religione.

Poi c’è il queijo coalho. Passare dal cocco fresco al formaggio caldo in spiaggia, all’inizio, ha generato una certa resistenza. Dopo qualche giorno, era dipendenza totale. Ci fa sorridere quanto ci sembrasse strana una cosa così piccola, e quanto velocemente sia diventata qualcosa che cercavamo.
E poi c’è il telefono. In alcune spiagge siamo più all’erta, tanto che quasi quasi non lo portiamo. E ci ritroviamo più connessi con le persone accanto, anziché intimoriti. Con la loro socialità e solarità, con un’energia vibrante, emotivamente intensa, presente. Questo non significa che dietro non ci siano sofferenze, difficoltà, solitudini. Quell’energia però si sente. Eccome se si sente.
Somiglianze, differenze, domande
In certi momenti quella socialità ci ha ricordato Napoli. La mente collega, confronta, cerca qualcosa di familiare. Tavolini per strada, musica, cibo, persone che occupano lo spazio pubblico per ore. Sud Italia, Spagna, Cuba, Colombia, Perù. Un boteco brasiliano può sembrarci familiare prima ancora di sapere come chiamarlo.
Ci viene da sorridere davanti a queste connessioni automatiche. Aiutano a sentire una vicinanza, e possono farci sorvolare sulle differenze. Che cosa stiamo guardando e che cosa stiamo completando con ciò che conosciamo già? Possiamo raccontare quella sensazione senza farne una spiegazione del Brasile o di Napoli, e continuare ad ascoltare chi vive lì.
Siamo spesso più simili di quanto sembra. E ci sono differenze curiosissime che vale almeno la pena investigare.
Vale anche quando qualcosa ci disturba. Andare oltre la superficie non significa trovare ovunque una bellezza nascosta. Possiamo sospendere il giudizio abbastanza da guardare meglio, senza obbligarci ad approvare tutto. Alcune domande resteranno aperte.
Una ricerca aperta
Come si vive, nel mondo?
Più viaggiamo, più questa domanda ci sembra grande abbastanza da non esaurirsi e concreta abbastanza da poter essere cercata ovunque. Come si sta insieme? Che rapporto abbiamo con il tempo, il corpo, la natura, la festa, il lavoro, la spiritualità, ciò che consideriamo casa? Ci incuriosisce vedere quanti modi diversi abbiamo inventato per affrontare domande umane simili. Ogni viaggio può aggiungere qualcosa: un incontro che ci sposta un pensiero, un paesaggio che non immaginavamo, una domanda rimasta in sospeso. Il campo si allarga anche attraverso gli sguardi di chi parte con noi.

C’è chi cerca meraviglia davanti a culture e scenari diversi. Chi vuole camminare a cuore aperto, seguire un intuito, ritrovare spirito d’avventura. Chi cerca la natura, l’acqua, la danza, il ritmo, e chi è curioso di ciò che l’energia di un luogo lontano dai propri riferimenti può accendere dentro di sé. Si parte anche per ampliare gli orizzonti, andare oltre un giudizio, ascoltare e condividere qualcosa di sé con le persone incontrate.
Ci interessa lasciare spazio a queste possibilità, senza sapere in anticipo quali prenderanno forma. La meraviglia può arrivare davanti a un paesaggio, oppure mentre siamo seduti a un tavolino e qualcuno ci racconta la propria giornata. E può anche non arrivare quando ce l’aspettavamo. La ricerca rimane aperta proprio perché il luogo può portarci altrove rispetto alla domanda con cui siamo partiti.
Come costruiamo un viaggio
Questa ricerca entra nelle scelte concrete: dove stare, quanto tempo restare, con chi entrare in relazione, quando riempire una giornata e quando lasciare spazio. Ci interessano i passaggi tra una città e un villaggio, una festa e un sentiero percorso a piedi, l’oceano e l’interno. È spesso nel contrasto che un luogo comincia ad avere volume.
Un autore porta uno sguardo riconoscibile e una domanda da esplorare insieme. La fotografia può farci notare che cosa lasciamo fuori dall’inquadratura; il cammino cambia il tempo che passiamo in un paesaggio. E poi ci sono le persone del luogo: guide, famiglie, artisti, chi ci ospita. La qualità del viaggio dipende anche dalla possibilità di incontrarle senza trattarle come scenografia.
Non sempre nascerà una conversazione memorabile. Possiamo costruire tempo e contesto perché l’incontro possa accadere. Il resto non si progetta: se torniamo con ricordi bellissimi, va bene. Se un’abitudine vista altrove ci torna in mente mesi dopo, quello è un regalo del luogo.
Questo cambia anche il modo di riempire un itinerario. Un pomeriggio senza un’attività prevista può lasciare il tempo di tornare in un posto che ci ha incuriosito, seguire una conversazione, stare semplicemente dove ci troviamo. Serve organizzazione per arrivarci, e poi abbastanza disponibilità da accettare che la giornata prenda una forma diversa da quella immaginata.
Entrare richiede responsabilità
La curiosità non ci dà automaticamente il diritto di entrare. Viaggiamo con denaro, tempo e libertà di movimento che spesso le persone incontrate non hanno. Entriamo in luoghi che continuano a esistere quando ripartiamo.
Serve misura. Chiedere prima di fotografare, capire quando siamo ospiti, evitare di trasformare una pratica religiosa in contenuto. Pagare correttamente chi lavora con noi. Accettare un limite, anche quando avremmo voglia di vedere di più. Nessuna formula rende un viaggio perfettamente “etico”; possiamo però prendere decisioni più consapevoli e ricordarci che una parte del luogo resterà fuori dalla nostra portata.
Anche una persona che non ha voglia di parlare con noi, o un momento in cui è meglio mettere via la macchina fotografica, fanno parte dell’incontro.
Questa ricerca continua nel mondo
Quattro viaggi, quattro lenti
Continuiamo la ricerca in Brasile con quattro viaggi d’autore. Ciascuno segue una lente e una domanda, attraverso contesti diversi in cui osservare, condividere tempo e lasciarsi sorprendere.
Dal 03 al 14 dicembre 2026 · Sara Melotti
Bahia: Fuoco, Terra e Oceano
SGUARDO
Che cosa scegliamo di vedere, quando arriviamo in un luogo?
Salvador, la Chapada Diamantina e il Vale do Pati, poi l’oceano di Itacaré. Fotografia, racconto e cammino diventano modi per allenare l’attenzione: non per spiegare la Bahia, ma per accorgerci di cosa scegliamo spontaneamente di guardare e di cosa rischiamo di lasciare fuori dall’inquadratura.
Dal 26 dicembre 2026 al 07 gennaio 2027 · Sara Bertola
Amazzonia e Nordeste: Fiume, Festa e Oceano
APPARTENENZA
Che cosa tiene insieme le persone e il luogo in cui vivono?
Un viaggio che attraversa mondi molto diversi, dall’Amazzonia al Nordeste, seguendo il rapporto tra persone e territori. Fiume, festa e oceano non come tre scenografie, ma come contesti in cui osservare come vita quotidiana, relazioni, ambiente e senso di appartenenza si intrecciano.
Quattro viaggi in Brasile
Altri modi di entrare
Dal 07 al 18 gennaio 2027 · Arianna Gatti, Wildariel
Bahia: Strade, Incontri e Orizzonti
IDENTITÀ
Chi siamo quando usciamo da ciò che conosciamo?
Salvador, Chapada Diamantina, Vale do Pati, Lavagem do Bonfim e Boipeba. Strada, cammino, festa e isola espongono a energie e riferimenti lontani da quelli abituali. La curiosità è vedere che cosa succede quando ci lasciamo sorprendere senza sapere già cosa dovremmo trovare.
Dal 23 gennaio al 02 febbraio 2027 · Maria Laura “Lalla” Savio
Bahia: Tamburi, Cammino e Onde
RITMO
Come cambia il nostro ritmo, quando cambia il luogo?
Cammino nel Vale do Pati, natura, oceano, Boipeba, acqua, danza e ritmo. Il viaggio alterna movimento e presenza, energia collettiva e spazi naturali, lasciando che siano i contesti a suggerire quando accelerare, quando ascoltare, quando semplicemente esserci.
Oltre la soglia
Partire con una domanda
Le quattro lenti ci danno un punto da cui guardare. Durante il viaggio potremo scoprire che ci interessa qualcosa che non avevamo previsto, o che una domanda cambia forma appena proviamo a farla a una persona. Vorremmo conservare anche quella libertà.
Un viaggio può lasciarci una fotografia, una storia divertente, un sapore che continueremo a cercare a casa. Il ricordo di una persona incontrata per poche ore. Oppure una domanda che non avevamo prima. Non c’è una gerarchia tra queste cose, e non c’è un risultato da raggiungere.
LaChiave crea le condizioni perché l’incontro possa accadere. Quello che porterai a casa resta aperto.
Continuiamo la ricerca in Brasile.
Scopri i quattro viaggi, i percorsi e le persone con cui partire.
