
Come è nato LaChiave
Alessandro Crea
Nove mesi, tre continenti e un progetto che non avevo in programma
Il 28 maggio 2025 ho lasciato il lavoro. Il 4 giugno ero in India.
Non è stata una fuga e non è stata una crisi. Viaggio da quattordici anni, sempre per conto mio e senza raccontarlo a nessuno. Quella volta però ho voluto vedere cosa succede quando smetti di tornare.
Ho iniziato con un teacher training course di yoga: ventisei giorni, duecento ore tra ashtanga e hatha, altre cinquanta di yin. Poi il Taj Mahal e Varanasi. Poi la Malesia, le Perhentian, e due settimane in Borneo spingendomi dentro la foresta primaria. Dieci giorni a Bali. Sydney solo per prendere un volo.
Il Sud America è durato il doppio. Santiago del Cile, Valparaíso, una settimana a San Pedro de Atacama, otto giorni nel nord dell'Argentina, il Salar de Uyuni, La Paz. Poi il Perù, due mesi e mezzo: uno intero nella Valle Sagrada intorno a Cusco, e gli ultimi undici giorni in Amazzonia, vicino a Iquitos, dove sono entrato in contatto con le tradizioni ancestrali del posto e con le loro piante maestre.
Da lì ho risalito il Rio delle Amazzoni fino al Brasile, tre traghetti e due soste, Manaus e Alter do Chão. Poi Recife e Olinda, un mese e mezzo in Bahia, tre settimane a Rio, e di nuovo Salvador per gli ultimi dieci giorni. Il 26 febbraio 2026 sono atterrato a Milano.
Quello che mi ha guidato per tutto il tempo è la stessa cosa che mi guida da quattordici anni: la fame di entrare davvero in contatto con le persone dei posti in cui sono, non di attraversarli. La stessa fame, a un certo punto, ha iniziato a girarsi verso l'interno. Prima il teacher training. Poi quello che ho incontrato in Amazzonia. Infine dieci giorni di Vipassana in silenzio, dal 26 agosto al 6 settembre di quest'anno, nel centro Goenka a Bali.
Non la chiamerei una ricerca spirituale, almeno non nel senso religioso. Spirito viene da respiro. È quello lo spazio che non mi ero mai dato.
Quello che ho visto, viaggiando, è che cambiando radicalmente il mondo intorno diventa difficile ricostruire ogni giorno esattamente la stessa versione di sé. Escono fuori pezzi che a casa non hanno occasione di uscire. E non perché il posto sia magico, ma perché per qualche settimana abitudini, ruoli e aspettative smettono di funzionare da soli.
Il problema è che poi torni. E se non hai avuto nessuno spazio per guardare quello che è successo, resta una bella galleria di foto.
Da qui è nato LaChiave. Non un metodo applicato a un viaggio: un viaggio che è già di per sé una pratica, con qualche strumento leggero perché quello che muove non scivoli via. Non è terapia, non è life coaching e non è un ritiro travestito da vacanza. È uno spazio e un tempo in cui quello che hai costruito può essere guardato, e anche cambiato, se ti va. Un sé che non è mai fermo, e che non deve esserlo.
Il 31 marzo 2026 ho aperto LaChiave Srl. Il 20 aprile il canale Instagram. Il 20 maggio la prima campagna per il viaggio a Bali. Due persone si sono fidate senza conoscermi, e dal 15 al 22 agosto siamo partiti davvero, tra Ubud, Sidemen e Amed.
E lo sto costruendo con altre persone, non da solo. Là fuori c'è un sacco di gente con esperienze e competenze che meriterebbero di essere condivise, spesso maturate viaggiando, e che vorrebbe portare in viaggio la propria community per metterle al suo servizio. Da sole non possono farlo: non sono tour operator. E quando si rivolgono a un'agenzia tradizionale, quello che chiedono non viene capito, perché non stanno chiedendo un itinerario. Per questo LaChiave non è e non sarà un one man show: stiamo costruendo un ecosistema, e ogni viaggio porta dentro anche lo sguardo e la pratica di chi lo accompagna con me.